sabato 29 gennaio 2011

La grande festa. Vita rituale e sistemi di produzione nelle società tradizionali

Vittorio Lanternari
La grande festa. Vita rituale e sistemi di produzione nelle società tradizionali
Edizioni Dedalo

L'autore, partendo dal confronto tra le più varie società tradizionali di cacciatori, pescatori, allevatori, coltivatori e pastori nomadi in diversi continenti, rappresenta il senso del Capodanno, inteso come festa del principio, momento di massimo impegno per la vita individuale e collettiva, nel quale l'uomo deve propiziarsi con preghiere, riti e doni la successiva tappa della sua esistenza. In realtà, questo excursus tra le suggestive forme mitico-rituali della vita religiosa nelle civiltà di livello etnologico è il punto di partenza per uno studio storico-comparativo che si propone d'interpretare l'orizzonte problematico e cruciale delle relazioni tra i fatti religiosi e le componenti ambientali e socio-economiche che determinano, in definitiva, il sistema di produzione nelle realtà via via esaminate. L'indagine tocca infine il problema della genesi di alcuni importanti temi culturali e religiosi propri delle grandi civiltà antiche del Mediterraneo e del vicino Oriente, da cui è nata la civiltà occidentale. La grande festa costituisce così una mirabile sintesi tra etnologia e storiografia, feconda di richiami all'antropologia economica e all'ecologia culturale, che ne fanno uno dei «libri più importanti della cultura del Novecento, uno dei dieci libri da salvare del secolo XX», come sostiene lo stesso Sanguineti nella sua prefazione.

martedì 25 gennaio 2011

fuochi magici si accendono nelle campagne romagnole

Cultura - fuochi magici si accendono nelle campagne romagnole (scanagatta)

Dal 26 febbraio al 3 marzo nelle province di Ravenna, Forlì e Ferrara prende vita “Lòm a Merz”, un’antica e affascinante tradizione popolare contadina. Per l’uomo, e in particolare per l’uomo-agricoltore più vicino alle forze della natura e per questo più dipendente dalle manifestazioni climatiche non facilmente prevedibili, la Primavera ha sempre assunto il valore di “tempo del propiziatorio”. In questo contesto il fuoco acquistava il significato simbolico di presenza necessaria al dialogo con le forze vitali e creative della natura.
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I nomi di Orione. Le parole dell'astronomia tra scienza e tradizione.

I nomi di Orione. Le parole dell'astronomia tra scienza e tradizione.
Paola Capponi
Marsilio, 2005.

Nei nomi degli astri e delle costellazioni si riflette lo sguardo che l'uomorivolge al cielo. Seguendo la loro formazione e la loro storia, l'autriceanalizza le denominazioni popolari tuttora attuali che sono radicate nellaciviltà contadina, accanto alle parole della scienza astronomica, dando formacosì a un quadro composito, in cui si intrecciano paganesimo e cristianesimo,Oriente e Occidente, scienza e tradizione popolare. Guida in questa prova dilettura sono i nomi di Orione, una delle costellazioni più note findall'antichità e ancor oggi tra le poche a essere riconosciute da contadini emarinai. Un percorso volto a comprendere il rapporto tra l'uomo e il cielo e acogliere le ragioni del mutamento che esso ha avuto nell'ultimo secolo.

lunedì 24 gennaio 2011

Feste agrarie russe. Una ricerca storico-etnografica

Vladimir Ja. Propp
Feste agrarie russe. Una ricerca storico-etnografica
Edizioni Dedalo

Attraverso un approccio storico-materialistico, il libro ricerca l'originario significato di feste popolari e di riti di origine molto antica che sono stati ripresi dal cristianesimo e fatti coincidere con le feste religiose da esso introdotte, e che continuano a perdurare ancora oggi nelle diverse culture anche indipendentemente dalla fede religiosa: il cenone di Capodanno e di Natale; i travestimenti di Carnevale; la settimana grassa, l'uovo e la colomba di Pasqua, l'accensione rituale di falò, ecc. I riti e le feste russe sulle quali soprattutto l'autore lavora, consentono, grazie alla loro arcaicità, di fissare regole generali di studio. Considerando le singole feste non in maniera isolata, ma all'interno del sistema costituito dal ciclo annuale, Propp mostra come anche per questi riti sussiste un legame costante fra forme di lavoro e forme di pensiero: questo genere di feste popolari non religiose ha un'origine agraria, è collegato ad antiche forme di sviluppo e organizzazione del lavoro agricolo e si spiega sulla base dei bisogni e delle necessità delle società contadine.

domenica 23 gennaio 2011

Coltelli d'Italia. Rituali di violenza e tradizioni produttive nel mondo popolare. Storia e catalogazione

Coltelli d'Italia. Rituali di violenza e tradizioni produttive nel mondo popolare. Storia e catalogazione
Giancarlo Baronti
Franco Muzzio Editore 

Questo libro non si limita ad indagare minuziosamente gli aspetti della produzione materiale nel corso del secolo passato, ma affronta compiutamente anche le profonde implicazioni sociali e culturali che il coltello ha assunto e per lungo tempo ha mantenuto in Italia. Alla versatilità insita nelle potenzialità formali e materiche dell'oggetto, nel nostro Paese si è unita un'ulteriore valenza: il coltello è stato il segno crudelmente e ferocemente esibito di una radicata e diffusa violenza, l'emblema di una frammentata ma pullulante aggressività. "Spada del popolo" è stato romanticamente definito il coltello. Durante buona parte del secolo scorso nelle regioni centro-meridionali del Paese, non c'è uomo del popolo che nel proprio coltello accuratamente scelto, soppesato e provato al momento dell'acquisto, non veda il segno tangibile della propria umana e virile consistenza, della dignità e dell'orgoglio personali. Le leggi restrittive sulla fabbricazione, sulla detenzione e sul porto dei coltelli, indotte dal crescente aumento dei reati di sangue, hanno determinato la scomparsa di molte comunità artigiane, da secoli dedite alla lavorazione dei ferri taglienti. La situazione oggi è profondamente cambiata. Superata la fase del rifiuto del cattivo passato, si sta provvedendo alacremente a riallacciare i fili lacerati delle antiche tradizioni artigiane.


venerdì 24 dicembre 2010

La Memoria Del Tempo Le Feste Popolari tradizionali dell'Umbria

La Memoria Del Tempo Le Feste Popolari tradizionali dell'Umbria
Gaggiotti Giancarlo
Editoriale Umbra, Foligno, 2009.

"Un itinerario nelle profondità dell'anima umbra tra magia e mistero, paganesimo e cristianesimo, una guida dalla preistoria ad oggi attraverso la descrizione di 303 feste. Ognuna di esse è corredata di luogo e data, origine, descrizione, manifestazioni collaterali, gastronomia rituale etc.".

martedì 21 dicembre 2010

Quei paesaggi di pietra testimoni della nostra storia. Dove nascono gli ecomusei

Quei paesaggi di pietra testimoni della nostra storia. Dove nascono gli ecomusei
GABRIELLA DE MATTEIS
MARTEDÌ, 14 DICEMBRE 2010 LA REPUBBLICA - Bari

Siti archeologici con intorno il paesaggio, la tradizione e la cultura locale

Insediamenti archeologici, ma anche veri e propri itinerari nel paesaggio rupestre della Puglia, delineati con il coinvolgimento dei cittadini: sono gli ecomusei la nuova scommessa che coniuga la necessità di tutelare il territorio con quello di fare turismo sostenibile. Dalla provincia di Foggia alla Valle d´Itria approdando nel Salento: gli ecomusei sono allestimenti naturali che fanno proprie anche le tradizioni e le culture locali.


In tutta la Puglia sono sette gli allestimenti naturali costituiti da masserie, siti archeologici e campagne L´ultimo nato è quello di Acquarica di Lecce
Uno strumento utile a rafforzare il senso di comunità. E che rappresenta una sfida per il futuro
La presenza delle strutture sul territorio permette di difendere aree rurali minacciate


È un percorso che definisce il territorio, lo valorizza, o, come spiega l´assessore regionale Angela Barbanente, "uno strumento che rafforza il senso di comunità". L´ecomuseo è anche e soprattutto una scommessa. Una sfida che la Puglia ha mutuato dalla Gran Bretagna. Praticamente funziona così: c´è un´antica costruzione, un sito archeologico e intorno ci sono il paesaggio, la tradizione e la cultura locale, pezzi di un´unica storia quindi che diventano una comune e singolare esposizione all´aperto, un allestimento naturale.
L´ultimo in ordine di tempo si chiama ecomuseo dei Paesaggi di pietra di Acquarica di Lecce (finanziato da una banca del Nord). È stato inaugurato sabato scorso ed è nato da una scoperta. L´équipe di archeologi dell´Università del Salento, diretta da Francesco D´Andria, in una campagna del paese salentino ha scoperto una masseria risalente alla fine del IV secolo avanti Cristo, circondata da un muro di fortificazione, largo poco meno di quattro metri, in pietre a secco. All´interno un edificio residenziale con ambienti dedicati alla vita quotidiana, dalla sala per il ricevimento alla cucina e con una torre di due piani dalla quale era possibile scorgere il mare. «Ma l´ecomuseo non è rappresentato soltanto dal sito archeologico», spiega D´Andria. Perché attorno ai resti della masseria fortificata ci sono muretti a secco, o le "pagghiare", costruzioni in pietra, tipiche delle campagne salentine. Ecco allora il contesto, il paesaggio, il percorso che compone l´ecomuseo. «È uno strumento - aggiunge l´archeologo - che permette di difendere anche la valenza storica dei paesaggi rurali pugliesi spesso danneggiati o minacciati dalla presenza di discariche o, come sta accadendo recentemente, anche da impianti eolici».
Quello di Acquarica di Lecce, quindi, è un esempio di come un patrimonio archeologico e un habitat naturale caratteristico del territorio possano trasformarsi in un museo diffuso, che estendendosi sul territorio deve coinvolgere anche i cittadini. Angela Barbanente, che ha voluto gli ecomusei nel Piano paesaggistico della Puglia, dice infatti che "si tratta di un processo che viene dal basso, che rafforza un senso di identità". I cittadini diventano consapevoli della valenza storica dei luoghi che abitano e li valorizzano, facendo turismo e creando sviluppo.
In Puglia gli ecomusei sono sette. In provincia di Foggia c´è quello della Valle del Carapelle. L´esperienza accomuna i paesi di Ascoli Satriano, Ordona, Ortanova, Carapelle, Stornara e Stornarella che si trovano sulla collina attraversata dal fiume. Accanto ai cantieri di scavo nei siti di Herdonia e Faragola, ci sono i laboratori che hanno portato all´elaborazione di Mappe di Comunità, cartine dove i cittadini hanno segnalato i beni di maggior rilievo storico. Dal lavoro di esperti e dal coinvolgimento dei paesi nascerà un itinerario turistico. «La risposta dei cittadini è stata una sorpresa positiva. Hanno partecipato con entusiasmo alle riunioni», dice Giuliano Volpe, archeologo e rettore dell´ateneo di Foggia.
Nel processo per la realizzazione di un ecomuseo non manca la Valle d´Itria. Il comune capofila è Locorotondo, ma l´area è anche in questo caso molto più estesa. E numerose sono anche le testimonianze del passato alle quali l´esperienza intende dare valore. I trulli, ma anche i muretti a secco, i tratturi e i lavatoi: l´immagine nel mondo della Valle d´Itria diventa un museo all´aperto che fa proprie anche le storie legate alle produzioni tipiche. E ora la Regione Puglia, dopo aver lanciato la scommessa degli ecomusei, punta all´approvazione di una legge (già proposta dal consigliere Pd Donato Pontassuglia) che possa valorizzarli.