venerdì 23 settembre 2011

BAMBOLA DEI MALGARI

BAMBOLA DEI MALGARI

(f; Sennenpuppe, Sennentuntschi, Tolgg, Thggeli, Statua ci cente). Nelle leggende svizzere si rac-conta di malgati che, durante la permanenza negli alpeggi, rea-giscono al desiderio di una presenza femminile costruendo una bambola o una statua alla quale danno un nome e del cibo. La bambola prende vita ed è in grado di svolgere lutti i lavori fem-minili. Quando in autunno gli alpigiani lasciano le malghe, non vogliono portare con sé a valle la creatura demoniaca, la quale pretende allora che UNO dei malgari rimanga con lei. Mentre gli altri lasciano l’alpeggio vedono che la statua vivente uccide il loro compagno, Io scuoia e stende la sua pelle sul tetto delta baita. Schmidt definisce questo tipo di storie leggende erotiche delle malghe poiché vi si narra di alpigiani che, costretti a pas-sare tutta l’estate nei solitari pascoli alpini, si costruiscono coi materiali più diversi una figura femminile e la ospitano «alter nativamente nei loro letti».
La leggenda ricorda la storia di Pigmalione che, come i mal-gari, costruisce una figura che poi prende vita. Il motivo dello scorticamento dell’alpigiano è invece un’aggiunta medievale-cristiana che pretende una punizione esemplare per l’atto sacri-lego di chi crea, dà vita e ha rapporti sessuali con la bambola delle malghe.
Il drammaturgo svizzero Jorg Selmeider ha rielaborato que-sto argomento per il teatro in un’opera intitolata Der Sennen-tuntscfzj. Anche l’austriaco Felix Mitterer ha ripreso dei motivi di questa leggenda nel suo dramma Die wilde Frau (la donna selvaggia).




Stampa popolare russa

                                                      Stampa popolare russa

mercoledì 31 agosto 2011

Le Langhe di Fenoglio trasformate in un museo

Le Langhe di Fenoglio trasformate in un museo
SABATO, 27 AGOSTO 2011 la repubblica - - Torino

E´ un progetto del comune di San Benedetto Belbo

Da Alba a Castino, da Murazzano a Mango: tanti sono i luoghi finiti nelle sue pagine

Un museo diffuso per Beppe Fenoglio, nei paesi delle Langhe in cui ambientò i suoi romanzi e i suoi racconti. È il progetto messo in cantiere dal comune di San Benedetto Belbo, uno dei luoghi del cuore, dell´infanzia e dell´adolescenza, dello scrittore di Alba, che ha chiamato a raccolta per oggi, dalle 16 alla Biblioteca civica, dirigenti scolastici, presidenti di associazioni culturali, docenti, studenti, lettori e ricercatori «affascinati» dall´autore de «La malora». Lo scopo è quello di dare concretezza a una «iniziativa voluta per fare conoscere e valorizzare i percorsi fenogliani», dal titolo inequivocabile: «La bellezza delle Langhe nei paesi di Fenoglio».
San Benedetto è un borgo che possiede, tra le memorie di pietra, l´osteria-privativa di Placido Canonica al centro di diverse pagine di Fenoglio; ora la Fondazione Bottari Lattes, che l´ha rilevata dall´ex Premio Grinzane Cavour, intende restaurarla. Ma tanti altri sono, in Langa, i luoghi fenogliani, da Alba a Castino, a Mango, a Murazzano. Occorre pertanto dare consistenza e «capacità attrattiva» a un sistema che già esiste. Ne discuteranno tra gli altri, nel pomeriggio odierno, il sindaco di San Benedetto, Emilio Porro, Donato Bosca, per l´Associazione culturale Arvangia, e Silvio Vaglio, dell´Osservatorio di tutela paesaggistica di Langhe e Roero. Sia Bosca sia Vaglio, del resto, spiegano i promotori dell´iniziativa, «sono al rientro di una vacanza-scuola che li ha visti osservatori attenti di siti e di musei della Croazia», nonché interessati all´idea di museo diffuso di cui è portavoce l´architetto Zeljco Kovacic.
La rete museale per Fenoglio, del resto, non si pone soltanto come operazione di salvaguardia di un territorio che è parte integrante della grande letteratura italiana del Novecento. È altresì il recupero della memoria di un mondo contadino che, sia pure tra le insidie e le ferite del presente, sopravvive ancora.
(m. nov.)