Costumi di Cogne - inizio XX secolo
venerdì 17 aprile 2020
martedì 14 aprile 2020
Culeis e Servan
CULEIS E SERVAN
In molti paesi del Piemonte, e, per esempio, in Savigliano, i carrettieri
credono che vi siano due spiriti, chiamati Servan l’uno, e Culeis l’altro, e
che entrino di notte dalle finestre nelle stalle, e vengano ad intrecciare i
crini dei cavalli. E si crede, che, quando escono dalla finestra, sogliano fare
contro chi li scaccia un grido o ghigno di scherno.
Leggenda del Piemonte.
venerdì 10 aprile 2020
il Basilisco di Mezzocorona
IL BASILISCO DI MEZZOCORONA
Sopra il borgo di Mezzocorona, là dove la roccia pende più scoscesa, c’è
una caverna che è chiamata ancora dal popolo la caverna del Basilisco.
Una volta infatti abitava in quella tana un orribile basilisco, terrore di
tutta la Val d’Adige.
Era un orrido serpente, con una coda doppia, che snodava come una frusta;
aveva sul capo una cresta irta e tutta color di sangue; gli occhi fiammeggianti
come bragia ardente; la velenosa bocca armata di tre file di denti acutissimi;
quattro zampe da gallo, legate al corpo con una membrana, come il pipistrello,
formanti così due grandi ali; tutto il corpo lucente come carbone acceso. Dal
capo alla coda era tutto pieno di veleno; era il veleno e non altro che luceva;
e guai se una goccia sola di quel veleno cadeva a terra mentre il mostro
passava per aria; quello che esso toccava si accendeva, si riduceva in cenere,
in niente, e non c’era forza umana che potesse spegnere l’incendio, finché non
si smorzava da sé. il suo alito era così potente e micidiale da uccidere
sull’istante qualunque essere vivente; i frutti cadevano e imputridivano; le
erbe disseccavano e si incenerivano; gli uccelli precipitavano morti al suolo,
Una sera il mostro volò fuori della sua tana, e si mosse fin sopra Castel Tono:
pareva un gran tizzone e cigolava. Quand’ecco staccarsi una goccia di quel
mortale veleno, e, quasi saetta, fendere l’aria e arrivare alla terra: tutta la
montagna sopra Castel Tono: prese fuoco; si levò un vento impetuoso, e il vento
portava le fiamme di luogo in luogo, tutto bruciando e incenerendo; e dove un
giorno erano pinete superbe e boschi meravigliosi, non crebbe più che qualche
cespuglio e scarsa vi è tuttavia l’erba.
Leggenda del Trentino.
giovedì 9 aprile 2020
o Munaciello
O’ MUNACIELLO
Talvolta « ‘O Munaciello» compariva nelle vesti di un vecchio
venerando con parrucca e codino, che saliva e scendeva le scale, quando erano
all’oscuro, e tirava il campanello di questa o di quell’altra porta, con grande
paura degli abitanti, e con sua grande contentezza per la paura che aveva messa
loro in corpo.
Spesso era una serpe o un altro animale qualsiasi.
Dalla parte di basso-Meta, una ragazza aveva
avuto l’infelice idea di confidare ad un’amico, che il Munaciello le aveva
fatto trovare un napoleone vicino alle scale. Egli se ne sdegna, e, colta
l’occasione, ch’ella è andata a sciorinare il bucato sulla terrazza, la picchia
di santa ragione, sino a farla svenire.
Leggenda della zona di Sorrento.
mercoledì 8 aprile 2020
le marmitte dei giganti
LE MARMITTE DEI GIGANTI
Un uomo di Ragoli, di cattivi costumi, avendo desiderio di denaro per
soddisfare i suoi vizi ricorse al diavolo per aiuto. Belzebù da lui invocato,
gli comparve vestito da cavaliere elegante, e tra i due corse un patto
terribile. Satana garantì al sozzo uomo di Ragoli un buon numero di monete
d’oro finissimo, a patto che l’infelice gli cedesse la sua anima. Il triste
contratto doveva esser firmato col sangue, che il demonio cavò con un finissimo
ago da una vena del disgraziato. Fatto ciò, Belzcbù disse: «Ebbene! In quei tre
fori rotondi che tu conosci presso il Ponte di Lisan, ci sono tre marmitte
piene d’oro. Nessuno, tranne io, sa di ciò, e te le cedo. Vieni! »
E lo trasportò attraverso l’aria al luogo indicato. Le marmitte vi erano,
ed erano veramente piene di oro. Il mariuolo se ne riempì un sacco che aveva
portato seco, e con quell’oro guadagnato a sì caro prezzo, poté vivere a modo
suo da ricco vizioso, morendo però di mala morte. Quando l’anima sua fu uscita
dal corpo, venne il diavolo, se la prese e la trascinò all’inferno.
Leggenda della zona di Ragoli.
lunedì 6 aprile 2020
Il contadino di Travacò
Il contadino di Travacò
Nel Comune di Travacò si narra che in un giorno di festa, mentre un tale
assisteva allo svolgersi duna lunga processione, gli si presentò un vecchio
molto barbuto e gli domandò che cosa facesse. Avendo quegli risposto: « Guardo
la processione», il vecchio replicò: « Se mi dai una pinta di vin bianco ti
prometto di farti veder nudi tutti questi devoti ».
Il travachese aderì, e
andata con lui dietro la chiesa poté vedere, non so in qual modo, lo strano
spettacolo promessogli. Ma dopo, il povero contadino fu preso da grandi
scrupoli; volle confessarsi, e dovette accettare la dura penitenza di recarsi
a dormire per tre mesi consecutivi .in un trivio, uscendo di casa ogni sera
allo scoccar dell’Ave Maria senza parlare con anima viva, e tracciandosi
intorno sul posto un circolo con acqua santa.
La prima sera della penitenza, mentre egli si metteva in cammino, incontrò
un caprone che a tutti i costi se lo prese in groppa e lo portò al luogo stabilito;
ma giuntovi, trovò molte streghe e diavoli che cominciarono a fargli intorno
ogni sorta di ridde infernali e un terribile schiamazzo, finché minacciandolo
e tormentandolo in vari modi lo obbligarono a parlare.
il poveretto, dopo poche
ore di quell’orrendo supplizio, troncò la penitenza con la morte.
Leggenda della zona di Pavia.
la ridda sullo scoglio
LA RIDDA SULLO SCOGLIO
A S. Vito chietino esiste uno scoglio di forma quasi circolare e del
diametro di circa tre metri. Su quello scoglio, quando la marea è bassa, si
scorgono due impronte di zampe animalesche, bovine e caprine, che la gente del
luogo afferma essere dei piedi del diavolo. Allorché infuria la tempesta
avviene su quello scoglio una ridda infernale. Sono i diavoli che ballano la
tregenda, specialmente se affonda qualche barca, per la gioia che provano nel
vedere i marinai che muoiono in peccato.
Leggenda della zona di Chieti.
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