martedì 14 aprile 2020

Culeis e Servan


CULEIS E SERVAN

In molti paesi del Piemonte, e, per esempio, in Savigliano, i carrettieri credono che vi siano due spiriti, chiamati Servan l’uno, e Culeis l’altro, e che entrino di notte dalle finestre nelle stalle, e vengano ad intrecciare i crini dei cavalli. E si crede, che, quando escono dalla finestra, sogliano fare contro chi li scaccia un grido o ghigno di scherno.

Leggenda del Piemonte.

venerdì 10 aprile 2020

il Basilisco di Mezzocorona


IL BASILISCO DI MEZZOCORONA

Sopra il borgo di Mezzocorona, là dove la roccia pende più scoscesa, c’è una caverna che è chiamata ancora dal popolo la caverna del Basilisco.
Una volta infatti abitava in quella tana un orribile basilisco, terrore di tutta la Val d’Adige.
Era un orrido serpente, con una coda doppia, che snodava come una frusta; aveva sul capo una cresta irta e tutta color di sangue; gli occhi fiammeggianti come bragia ardente; la velenosa bocca armata di tre file di denti acutissimi; quattro zampe da gallo, legate al corpo con una membrana, come il pipistrello, formanti così due grandi ali; tutto il corpo lucente come carbone acceso. Dal capo alla coda era tutto pieno di veleno; era il veleno e non altro che luceva; e guai se una goccia sola di quel veleno cadeva a terra mentre il mostro passava per aria; quello che esso toccava si accendeva, si riduceva in cenere, in niente, e non c’era forza umana che potesse spegnere l’incendio, finché non si smorzava da sé. il suo alito era così potente e micidiale da uccidere sull’istante qualunque essere vivente; i frutti cadevano e imputridivano; le erbe disseccavano e si incenerivano; gli uccelli precipitavano morti al suolo, Una sera il mostro volò fuori della sua tana, e si mosse fin sopra Castel Tono: pareva un gran tizzone e cigolava. Quand’ecco staccarsi una goccia di quel mortale veleno, e, quasi saetta, fendere l’aria e arrivare alla terra: tutta la montagna sopra Castel Tono: prese fuoco; si levò un vento impetuoso, e il vento portava le fiamme di luogo in luogo, tutto bruciando e incenerendo; e dove un giorno erano pinete superbe e boschi meravigliosi, non crebbe più che qualche cespuglio e scarsa vi è tuttavia l’erba.

Leggenda del Trentino.

giovedì 9 aprile 2020

o Munaciello


O’ MUNACIELLO

Talvolta « ‘O Munaciello» compariva nelle vesti di un vecchio venerando con parrucca e codino, che saliva e scendeva le scale, quando erano all’oscuro, e tirava il campanello di questa o di quell’altra porta, con grande paura degli abitanti, e con sua grande contentezza per la paura che aveva messa loro in corpo.
Spesso era una serpe o un altro animale qualsiasi.
Dalla parte di basso-Meta, una ragazza aveva
avuto l’infelice idea di confidare ad un’amico, che il Munaciello le aveva fatto trovare un napoleone vicino alle scale. Egli se ne sdegna, e, colta l’occasione, ch’ella è andata a sciorinare il bucato sulla terrazza, la picchia di santa ragione, sino a farla svenire.

Leggenda della zona di Sorrento.

mercoledì 8 aprile 2020

le marmitte dei giganti


LE MARMITTE DEI GIGANTI

Un uomo di Ragoli, di cattivi costumi, avendo desiderio di denaro per soddisfare i suoi vizi ricorse al diavolo per aiuto. Belzebù da lui invocato, gli comparve vestito da cavaliere elegante, e tra i due corse un patto terribile. Satana garantì al sozzo uomo di Ragoli un buon numero di monete d’oro finissimo, a patto che l’infelice gli cedesse la sua anima. Il triste contratto doveva esser firmato col sangue, che il demonio cavò con un finissimo ago da una vena del disgraziato. Fatto ciò, Belzcbù disse: «Ebbene! In quei tre fori rotondi che tu conosci presso il Ponte di Lisan, ci sono tre marmitte piene d’oro. Nessuno, tranne io, sa di ciò, e te le cedo. Vieni! »
E lo trasportò attraverso l’aria al luogo indicato. Le marmitte vi erano, ed erano veramente piene di oro. Il mariuolo se ne riempì un sacco che aveva portato seco, e con quell’oro guadagnato a sì caro prezzo, poté vivere a modo suo da ricco vizioso, morendo però di mala morte. Quando l’anima sua fu uscita dal corpo, venne il diavolo, se la prese e la trascinò all’inferno.

Leggenda della zona di Ragoli.

lunedì 6 aprile 2020

Il contadino di Travacò

Il contadino di Travacò

Nel Comune di Travacò si narra che in un giorno di festa, mentre un tale assisteva allo svolgersi duna lunga processione, gli si presentò un vecchio molto barbuto e gli domandò che cosa facesse. Avendo que­gli risposto: « Guardo la processione», il vecchio re­plicò: « Se mi dai una pinta di vin bianco ti prometto di farti veder nudi tutti questi devoti ».
Il    travachese aderì, e andata con lui dietro la chiesa poté vedere, non so in qual modo, lo strano spettacolo promessogli. Ma dopo, il povero contadino fu preso da grandi scrupoli; volle confessarsi, e do­vette accettare la dura penitenza di recarsi a dormire per tre mesi consecutivi .in un trivio, uscendo di casa ogni sera allo scoccar dell’Ave Maria senza parlare con anima viva, e tracciandosi intorno sul posto un circolo con acqua santa.
La prima sera della penitenza, mentre egli si met­teva in cammino, incontrò un caprone che a tutti i costi se lo prese in groppa e lo portò al luogo stabilito; ma giuntovi, trovò molte streghe e diavoli che cominciarono a fargli intorno ogni sorta di ridde in­fernali e un terribile schiamazzo, finché minaccian­dolo e tormentandolo in vari modi lo obbligarono a parlare.
il   poveretto, dopo poche ore di quell’orrendo sup­plizio, troncò la penitenza con la morte.

Leggenda della zona di Pavia.

la ridda sullo scoglio


LA RIDDA SULLO SCOGLIO

A S. Vito chietino esiste uno scoglio di forma quasi circolare e del diametro di circa tre metri. Su quello scoglio, quando la marea è bassa, si scorgono due impronte di zampe animalesche, bovine e caprine, che la gente del luogo afferma essere dei piedi del diavolo. Allorché infuria la tempesta avviene su quello scoglio una ridda infernale. Sono i diavoli che ballano la tregenda, specialmente se affonda qualche barca, per la gioia che provano nel vedere i marinai che muoiono in peccato.

Leggenda della zona di Chieti.