mercoledì 9 dicembre 2009

Miti e leggende sul Monte Serva

Miti e leggende sul Monte Serva
Il Gazzettino, 14 ottobre 2004

RITROVO DELLE STREGHE PER IL SABBA DI GIUGNO
Parlando dell'abbattimento della grande croce posta in cima al
Serva, abbiamo sottolineato come questa caratteristica montagna posta a settentrione della città, verde e meno ripida sul versante di Belluno ed assai impervia sugli altri versanti, sia sempre stata cara ai valligiani. Per tanto tempo vi hanno portato i loro animali in alpeggio e da essa hanno ricavato in abbondanza legna e fieno. Non a caso sul suo conto sono sorte col tempo diverse leggende e proverbi. Era considerato infallibile il detto "Quando Serva l'à 'l capèl/ gnen (viene) piova in Campedel" che significa: quando il Serva è nuvoloso, a Belluno vien pioggia". L'adagio ha alcune varianti sullo stesso tema e, quindi, ad esempio "Co 'l Serva ha la zentura (cintura)/ piova sicura", om anche "Co 'l Serva l'à 'l capèl/ tol su 'l restel" (lascia i lavori nei campi).
Insomma, il Serva nell'immaginario collettivo era una sorta di montagna-barometro. Sui suoi pascoli è ambientata una bella sfida tra San Martino, patrono di Belluno, e il diavolo, che avevano un gregge di capre in comune. Poiché Martino col siero del latte aveva inventato la ricotta, il suo rivale, infuriato, sciolse la società e spartì le bestie. Da allora i pastori, per tener lontano il diavolo, segnano con la croce latte, formaggio, ricotta e capre e portano sempre con sé un pane benedetto, per far fuggire le capre del diavolo. Secondo un'altra radicata credenza nella notte di San Giovanni, tra il 23 ed il 24 giugno, le streghe celebravano in cima al Serva il loro scatenato "sabba", accendendo per l'occasione fuochi fantastici, ballando sfrenatamente e gridando così forte da poter essere sentite dai valligiani. Sul versante del Serva opposto a Belluno si diceva invece che vagassero le anime in pena condannate al Purgatorio per espiare le loro colpe tra i burroni, provocando rumori notturni spaventosi che mettevano in agitazione le mandrie e i pastori, ai quali spesso rubavano anche burro e formaggio. E che dire della cazza salvadega ,la caccia selvaggia che si svolgeva nottetempo tra le forre e i canaloni del Serva?
Essa aveva per protagonista il diabolico "omo del corno", accompagnato da un muta di neri cagnacci che abbaiavano alla luna ed inseguivano le anime dei cacciatori che in vita non erano riusciti a controllare la loro passione per l'arte venatoria in favore della quale avevano trascurato di adempiere ai precetti festivi e dovevano scappare precipitosamente per l'eternità di monte in monte.

Giovanni Larese