martedì 21 dicembre 2010

Quei paesaggi di pietra testimoni della nostra storia. Dove nascono gli ecomusei

Quei paesaggi di pietra testimoni della nostra storia. Dove nascono gli ecomusei
GABRIELLA DE MATTEIS
MARTEDÌ, 14 DICEMBRE 2010 LA REPUBBLICA - Bari

Siti archeologici con intorno il paesaggio, la tradizione e la cultura locale

Insediamenti archeologici, ma anche veri e propri itinerari nel paesaggio rupestre della Puglia, delineati con il coinvolgimento dei cittadini: sono gli ecomusei la nuova scommessa che coniuga la necessità di tutelare il territorio con quello di fare turismo sostenibile. Dalla provincia di Foggia alla Valle d´Itria approdando nel Salento: gli ecomusei sono allestimenti naturali che fanno proprie anche le tradizioni e le culture locali.


In tutta la Puglia sono sette gli allestimenti naturali costituiti da masserie, siti archeologici e campagne L´ultimo nato è quello di Acquarica di Lecce
Uno strumento utile a rafforzare il senso di comunità. E che rappresenta una sfida per il futuro
La presenza delle strutture sul territorio permette di difendere aree rurali minacciate


È un percorso che definisce il territorio, lo valorizza, o, come spiega l´assessore regionale Angela Barbanente, "uno strumento che rafforza il senso di comunità". L´ecomuseo è anche e soprattutto una scommessa. Una sfida che la Puglia ha mutuato dalla Gran Bretagna. Praticamente funziona così: c´è un´antica costruzione, un sito archeologico e intorno ci sono il paesaggio, la tradizione e la cultura locale, pezzi di un´unica storia quindi che diventano una comune e singolare esposizione all´aperto, un allestimento naturale.
L´ultimo in ordine di tempo si chiama ecomuseo dei Paesaggi di pietra di Acquarica di Lecce (finanziato da una banca del Nord). È stato inaugurato sabato scorso ed è nato da una scoperta. L´équipe di archeologi dell´Università del Salento, diretta da Francesco D´Andria, in una campagna del paese salentino ha scoperto una masseria risalente alla fine del IV secolo avanti Cristo, circondata da un muro di fortificazione, largo poco meno di quattro metri, in pietre a secco. All´interno un edificio residenziale con ambienti dedicati alla vita quotidiana, dalla sala per il ricevimento alla cucina e con una torre di due piani dalla quale era possibile scorgere il mare. «Ma l´ecomuseo non è rappresentato soltanto dal sito archeologico», spiega D´Andria. Perché attorno ai resti della masseria fortificata ci sono muretti a secco, o le "pagghiare", costruzioni in pietra, tipiche delle campagne salentine. Ecco allora il contesto, il paesaggio, il percorso che compone l´ecomuseo. «È uno strumento - aggiunge l´archeologo - che permette di difendere anche la valenza storica dei paesaggi rurali pugliesi spesso danneggiati o minacciati dalla presenza di discariche o, come sta accadendo recentemente, anche da impianti eolici».
Quello di Acquarica di Lecce, quindi, è un esempio di come un patrimonio archeologico e un habitat naturale caratteristico del territorio possano trasformarsi in un museo diffuso, che estendendosi sul territorio deve coinvolgere anche i cittadini. Angela Barbanente, che ha voluto gli ecomusei nel Piano paesaggistico della Puglia, dice infatti che "si tratta di un processo che viene dal basso, che rafforza un senso di identità". I cittadini diventano consapevoli della valenza storica dei luoghi che abitano e li valorizzano, facendo turismo e creando sviluppo.
In Puglia gli ecomusei sono sette. In provincia di Foggia c´è quello della Valle del Carapelle. L´esperienza accomuna i paesi di Ascoli Satriano, Ordona, Ortanova, Carapelle, Stornara e Stornarella che si trovano sulla collina attraversata dal fiume. Accanto ai cantieri di scavo nei siti di Herdonia e Faragola, ci sono i laboratori che hanno portato all´elaborazione di Mappe di Comunità, cartine dove i cittadini hanno segnalato i beni di maggior rilievo storico. Dal lavoro di esperti e dal coinvolgimento dei paesi nascerà un itinerario turistico. «La risposta dei cittadini è stata una sorpresa positiva. Hanno partecipato con entusiasmo alle riunioni», dice Giuliano Volpe, archeologo e rettore dell´ateneo di Foggia.
Nel processo per la realizzazione di un ecomuseo non manca la Valle d´Itria. Il comune capofila è Locorotondo, ma l´area è anche in questo caso molto più estesa. E numerose sono anche le testimonianze del passato alle quali l´esperienza intende dare valore. I trulli, ma anche i muretti a secco, i tratturi e i lavatoi: l´immagine nel mondo della Valle d´Itria diventa un museo all´aperto che fa proprie anche le storie legate alle produzioni tipiche. E ora la Regione Puglia, dopo aver lanciato la scommessa degli ecomusei, punta all´approvazione di una legge (già proposta dal consigliere Pd Donato Pontassuglia) che possa valorizzarli.

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