sabato 14 giugno 2008

Da Afrodite al noce di Benevento: Il Noce

MARINO NIOLA, da repubblica.it, giugno 2006
Da Afrodite al noce di Benevento: Il Noce

Non sdraiatevi all’ombra di un albero di noce, potrebbe essere pericoloso. Così almeno assicura Plinio che, nella sua Storia Naturale, attribuisce a questa bellissima pianta una energia soprannaturale. Divina, magica, prodigiosa.

L’immaginario indoeuropeo ha da sempre riconosciuto, e spesso divinizzato, i poteri straordinari di questo frutto e dell’albero da cui nasce.

A cominciare dall’antica Grecia, che fonda nel mito la credenza nelle virtù magiche delle noci. Che risalirebbero nientemeno che ad Artemide. La dea lunare, signora notturna dei boschi e delle linfe vegetali sarebbe stata, infatti, trasformata da Dioniso in un noce carico di frutti.

A Roma la noce diventa attributo di Diana, equivalente latina di Artemide. Ed è proprio dall’associazione con la dea romana che la reputazione del frutto si colora di quell’aura magico-stregonesca che non l’abbandonerà più.

Soprattutto da quando il cristianesimo trasforma gli antichi dei pagani in dèmoni. Da quel momento Diana diventa la regina delle streghe che, proprio in suo nome vengono soprannominate janare, corruzione popolare di Dianare.

Così il noce diventa il simbolo della stregoneria femminile. Secondo una credenza diffusa in tutta l’Europa medievale e moderna, le seguaci di Diana in certe notti dell’anno si riunivano sotto il noce di Benevento per celebrare il loro sabba infernale. Quello che oggi si chiamerebbe una convention mondiale della trasgressione e del desiderio : un trionfo dei sensi sfrenati, un rave party in salsa di noci.

Si riteneva che a capitanare la schiera delle femmine assatanate fosse Erodiade, la crudele concubina di Erode, quella che aveva voluto la testa di San Giovanni. E, neanche a farlo apposta, il sabba più speciale aveva luogo proprio la notte del santo decollato, nel momento più speciale dell’anno : al solstizio d’estate, quando la terra trasuda energia e le linfe vitali sprigionano una forza prodigiosa.

È la magica notte di mezza estate in cui, come diceva Shakespeare, al mondo « accadono cose strane ». Questo momento dell’anno, legato alla fertilità e alla forza generatrice della natura, non poteva che avere un segno femminile. E infatti la maggior parte dei riti della notte di San Giovanni avevano come protagoniste le donne, streghe o no : dalla preparazione di filtri d’amore alla previsione del futuro alla raccolta di erbe officinali e soprattutto delle noci impregnate della miracolosa rugiada della notte del Battista.

Si chiamano proprio noci di San Giovanni quelle che le donne colgono ancora verdi e cariche di succhi vitali per preparare infusi dai poteri quasi medicinali, come il nocino. E che una volta venivano lanciate agli sposi quale augurio di fecondità, prima di essere sostituite dal riso, forse meno magico ma certo meno contundente.

Quelle virtù tanto prodigiose una volta si spiegavano con la sacralità di Artemide, con la potenza di Diana, con la magia di San Giovanni. Oggi la dietetica moderna attribuisce, più laicamente, i benefici delle noci agli effetti vasodilatatori e antiarteriosclerotici del taumaturgico Omega-3. Formula magica della nostra stregoneria

MARINO NIOLA, da repubblica.it, giugno 2006

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