giovedì 27 dicembre 2007

Solstizio d'Inverno, Sol Invictus e Natale: storia e tradizione

VIAROMA100 - Solstizio d'Inverno, Sol Invictus e Natale: storia e tradizione
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Gli Europei dovrebbero riappropriarsi della propria cultura e delle proprie tradizioni, che hanno radici ben distinte dal cristianesimo, che ha dominato dopo essersi appropriato di gran parte della cultura greco-romana.

Roma – Il Cristianesimo si è appropriato indebitamente di feste e tradizioni forse perché ha poco di suo, se non le fantasie bibliche ed evangeliche…
Pur partendo da una considerazione volutamente polemica, per inquadrare un inganno storico e culturale che si perpetua nel tempo, è bene fare un excursus sul perché fra il 21 dicembre ed il 25 i popoli festeggino da millenni.

IL SOLSTIZIO
Il Solstizio d'Inverno cade tra il 21 e il 22 dicembre, questa data coincide con il giorno più corto dell'anno e con la notte più lunga.
Il Sole è al nadir, il punto più basso che tocca sulla linea dell'orizzonte rispetto al parallelo locale. Da questo giorno il suo potere comincerà a crescere, a rinascere e per questo i popoli dell'antichità celebravano il ritorno del figlio della promessa.

25 DICEMBRE: SOL INVICTUS
Il Natale è la versione cristiana della rinascita del sole, fissato secondo la tradizione al 25 dicembre dal papa Giulio I (337 -352) per il duplice scopo di celebrare la nascita del Cristo come "Sole di giustizia" e creare una celebrazione alternativa alla più popolare festa pagana del Sol Invictus, che, dopo giorni in cui la luce stenta prevalere sul buio, prevale e fa rinascere la natura.

I SATURNALI
I popoli antichi, da sempre festeggiavano il Solstizio, come i Saturnali della Roma antica, Alban Arthan (la Luce di Artù) nella tradizione druidica, o Yule in quella Germanica, ed altre ancora nelle tradizioni dei popoli dell'emisfero boreale. I Saturnali affondano le radici negli arcaici riti di rinnovamento legati al solstizio d'inverno, quando il Vecchio Sole moriva per rinascere Sole Fanciullo e Saturno era il dio che presiedeva l'Avvento del Natale del Sole Invitto, intendendo il Sole non in senso naturalistico, bensì essenza ed epifania del dio Creatore e Vivificatore.

Sarebbe oltremodo riduttivo e svilente considerare i Saturnali semplicemente delle festività più o meno allegre e licenziose, così come una certa tradizione cristiana ha contribuito a far credere. I Saturnali, in effetti, esprimono un profondo pensiero religioso la cui essenza risale alla Notte dei Tempi, a quella Notte di cui auspicavano il ritorno, illuminata dalla Luce di un Fanciullo Divino. Per poter penetrare nell'effettiva natura spirituale dei Saturnali occorre risalire la corrente del Tempo sino alle leggendarie origini di Roma, quando i suoi miti s'intrecciano con quelli di un'altra epica città, cioè Troia.

A Roma si svolgevano dal 17 al 23 dicembre, come stabilito dall'Imperatore Domiziano. Alban Arthuan, rappresenta nella tradizione druidica un momento in cui possiamo aprirci alle forze dell'ispirazione e del concepimento.

Tutto attorno a noi è oscurità. La nostra sola guida è Arturo, l'Orsa Maggiore, la Stella Polare. Nel silenzio della notte nasce l'ispirazione. Tanto la festività che la funzione sono collocate al Nord, il regno della morte e del mezzo inverno. Il cuore della cerimonia è la conclusione rituale del lutto per la morte della luce, in qualunque forma divina o astratta venga percepita. L'anno che si è avvicinato alla fine con l'arrivo dell'inverno, portando con se il caos e l'incertezza dell'oscurità, ora viene lasciato alle spalle. Il miracolo della nascita ha fermato lo s correre verso l'oscurità: il flusso si è invertito.

YULE
La germanica Yule o Farlas, è insieme festa di morte, trasformazione e rinascita. Il Re Oscuro, il Vecchio Sole, muore e si trasforma nel Sole Bambino che rinasce dall'utero della Dea: all'alba la Grande Madre Terra dá alla luce il Sole Dio.

La pianta sacra del Solstizio d'Inverno è il vischio, pianta simbolo della vita in quanto le sue bacche bianche e traslucide somigliano allo sperma maschile. Il vischio, pianta sacra ai druidi, era considerata una pianta discesa dal cielo, figlia del fulmine, e quindi emanazione divina.

Per chi vuole approfondire: http://it.wikipedia.org/wiki/Sol_Invictus
dove si legge:
Aureliano consacrò il tempio del Sol Invictus il 25 dicembre 274, in una festa chiamata dies natalis Solis Invicti, "Giorno di nascita del Sole Invitto", facendo del dio-sole la principale divinità del suo impero ed indossando egli stesso una corona a raggi.

La festa del dies natalis Solis Invicti divenne via via sempre più importante in quanto si innestava, concludendola, sulla festa romana più antica, i Saturnali.

1 commento:

Filius Lunae ha detto...

Un piccolo contributo da Domenico (Filius Lunae)

Il periodo che precede il Solstizio d’Inverno è denominato da alcuni ‘tempo del caos’, dato che le notti che precedono questa data non si allungano progressivamente con il passare dei giorni, bensì hanno un andamento variabile. Tale congiuntura astronomica sembra preparare simbolicamente la nascita del germe della vita che la terra porta in sé e che di lì a poco dovrà nascere. Analogo concetto si ha riguardo al 24 dicembre che è chiamato giorno-senza-nome o giorno assoluto.

Il Solstizio d’Inverno è una festività solare e cade nel primo giorno d'inverno.Questo periodo, caratterizzato dalle feste dedicate al dio sole, veniva già festeggiato dagli antichi Egizi e nell'antica Roma, con i Saturnali, feste queste ultime che videro l'introduzione nelle celebrazioni di candele, canti ed orge.
La celebrazione del solstizio d'inverno si diffuse rapidamente in tutta Europa e nacque così nelle campagne questa festività legata alla celebrazione del sole e della madre terra che si prepara, riscaldata dai primi raggi, alla futura semina.

Tra i vari temi legati a Yule il principale è quello della battaglia tra il vecchio Re dell'Agrifoglio, simbolo di oscurità e di vecchiaia, e il giovane Re della Quercia che simboleggia la luce del nuovo anno.Il vecchio sovrano viene simbolicamente ucciso e il giovane Re prende il suo posto sul trono per governare.
Con il rito del ceppo si perpetua ogni anno, oltre alla tradizione di stringersi tutti attorno al fuoco, anche questa antica e ripetuta battaglia.Da tutto questo e dalle pratiche che seguono, è facile arrivare alla conclusione ed alla comprensione del perchè la chiesa cristiana avesse scelto questo periodo per festeggiare la natività del Cristo (nato in realtà probabilmente dopo la primavera e dalle prime generazioni cristiane in quel contesto festeggiato) e perchè avesse fatto sue anche queste celebrazioni inglobandole gran parte nei suoi festeggiamenti.
Troppo radicata era la festa del solstizio invernale, troppo sentiti i festeggiamenti e le antiche tradizioni legati alla rinascita del dio sole e al risveglio della terra da parte dei popoli, per non sovrapporsi ad esse, con la speranza di sradicarle dalla mente delle genti.
E’ in questa notte che molte streghe si tramandano per tradizione i segreti dell'Arte.
Il Solstizio d'Inverno è il passaggio dalle Tenebre alla Luce, è da questo giorno che il sole resta progressivamente sempre più a lungo nel cielo allungando così le nostre giornate. Questa è una festa di luce, dai profondi messaggi iniziatici ed esoterici legati al risveglio interiore.

La notte del 24 Dicembre o il giorno successivo si festeggia, secondo le varie tradizioni europee, l’ebraica Hanukkà (festa delle luci) il 25° giorno di Kislev, corrispondente al Novembre/Dicembre; le dee in quanto ‘Regine Nere’ o ‘Scure’ (Ecate, Lilith) immagini della terra nera=fertile, associata alle potenzialità ctonie simboleggiate dal serpente; il Sol Invicti Figlio della Dea Madre; la Natività di Joshua Ha-Nozri; Dagda, il padre di Brigit Dea del fuoco e della luce e della terra fertile.

Yule è il momento culminante delle celebrazioni in onore di Lilith; questo momento infatti è da sempre conosciuto come "la Notte della Noumenia" (notte della Luna Nuova o Nera); Ra, il Sole, si accinge all'estrema, declinante contrizione: il suolo è duro e ghiaccio, mentre la Natura, letargica in esso, si appresta a glorificare l'ennesima germogliante primavera.
La Terra, utero roccioso, feconda nel proprio ventre il seme spermatico della vita; essa prepara la logica e ciclica rinascita, servendosi dell'incantesimo del buio perenne e della sospensione evolutiva.
E' il tempo durante il quale la giovane Dea-Vergine si concede al suo amante ctonio: Ella, trascurata dall'apollinea carezza, ricerca nell'abbraccio di Ade il remoto calore che sale dall'Abisso, luogo gonfio di lava ribollente ove pulsa l'infuocato cuore del pianeta.E' la stagione in cui il potenziale dinamico ed esplosivo delle forze si concentra, preannunciando la travolgente ed immancabile affermazione di sè.
La Mater Daemonun abita gli spazi siderali, e le Porte d'accesso ai Suoi domini sono celate fra le pieghe della dimensione del Sogno. Ella si lascia attrarre negli ambiti fenomenici, complice la malia degli specchi, dalla "volontà segreta" delle femmine animali.
La Dea Nera Lilith viene descritta, in ambito magico, in questi termini: Una donna la cui bellezza enigmatica affascina sia gli uomini che le stesse donne, con un corpo perlaceo lunare e simile al latte, splendido, avvolto da una fuliggine cinerea spettrale che fa intravedere il seno eretto; capelli lunghissimi neri e sottili che si muovono nella notturna brezza come propaggini animate che attirano a sè.
Il suo volto è biancastro, e su di esso sono tagliati due occhi come due fessure azzurro-verdognole, che durante le possessioni si trasformano in color rosso vivo facendo sparire ogni traccia delle sue pupille cupe e senza fondo. La bocca è tagliente e sensuale, con labbra nero-violacee, e denti perfetti simili a una doppia collana di perle.
Due nere ali incorniciano il suo corpo nudo da cui occhieggiano come fosforescenti pupille di uccelli della notte.
Le dita delle mani, affusolate, sono provviste di lunghe unghie argentee che tracciano solchi nella fuliggine trasparente che l’avvolge, come rapide stelle cadenti in un cielo di luna nuova.
Non raramente le gambe si trasformano in una coda di serpente, che funge da attributo maschile quando vuole possedere le donne. La sua vagina è pronta ad un amplesso mai consumato, perché, pur travolgendo i sensi degli uomini e dando ad essi la finzione di un amplesso avvolgente e distruttivo, rimane sempre vergine.
Preghiera a Lilith:
Lilith, regina delle tenebre, che dai vita ai draghi siderali, Luna Nera che solchi il cielo come astro errante, proteggici con le eteree ali di vampiro celeste. Regina della Notte, squarcia i veli delle nostre menti agli argentei desideri occulti. Incubo Stellare, brucia il nostro corpo alla potente estasi della verginale lussuria. Invisibile Cometa dalla lunga chioma nera fa’ scorrere la cascata dei tuoi capelli come fili d’angelo ardenti sulle nostre carni. Nuvola Oscura, avvolgici in un amplesso cosmico nelle spire del serpente eterno. Lilith sprofonda il nostro essere negli abissi tenebrosi del Caos per esplodere di nuovo nelle Essenze Infinite.
Le porte Solstiziali sono controllate dai due Giovanni; il Battista al solstizio estivo e l'Evangelista a quello invernale. Il solstizio stesso è chiamato "la porta", un tempo custodita dal guardiano Giano Bifronte (con l'avvento del cristianesimo il romano Giano dai due volti ha ceduto il posto ai due Giovanni) che sono il simbolo di una contemporanea esistenza di due dimensioni le quali durante i solstizi si congiungono: le porte sono aperte ed è permesso il passaggio;
Pratiche:
Per la tavola usare un panno bianco. La tavola va decorata con sempreverdi, euforbia, rosmarino, agrifoglio, vischio e edera. Le tre candele da usare sono di colore rosso (simbolo del sangue del parto), bianche (simbolo dell'innocenza della nuova vita) e verde (simbolo della crescita). L'incenso di Yule è composto da camomilla, zenzero, pino e salvia. Ci si dovrebbe alzare prima dell'alba per poter ammirare il sorgere del sole. Per assicurarsi buona fortuna e prosperità ungere una candela con olio vegetale e fatela passare nella camomilla secca. Accendete la candela e lasciatela consumare.
Decorate il ceppo di quercia con il sempreverde poi accendetelo nel camino pronunciando le seguenti parole:
"Vecchio Re grazie di tutto. Per le lezioni apprese, per le battaglie superate. Ti diciamo addio perchè da stasera il tuo regno cade nell'oblio. Giovane Re fatti avanti, è il tuo momento. Forte e potente diventerai e il tuo ardore ci donerai." Il ceppo non deve ardere del tutto. Un pezzetto deve essere conservato per accendere il nuovo ceppo del prossimo Yule. Si brinda al Sole con del succo d'arancia pronunciando queste parole:
"Giovane sole di amore e di luce sorgi in fretta, alto e luminoso svetta, Mentre nel cielo potere acquisterai sul nostro sostegno e amore contare potrai." Dopo i festeggiamenti si raccolgono tutte le decorazioni di yule e si conservano per IMBOLC.
Sul ceppo incidere una figura rappresentante il Sole utilizzando il coltello con il manico bianco, il Bolline e poi dargli fuoco nel caminetto.
Per il pasto di Yule sono adatte le bevande calde come il punch e tè di ibisco o di zenzero mentre le portate tradizionali sono le noci, le mele, i dolci bagnati col sidro, e il maiale.
Ai bambini danare un dolce di mele e arance aromatizzate con chiodi di garofano posto dentro un cesto di fronde sempreverdi e spighe di grano.Le arance rappresentano il sole, le fronde sempreverdi l'immortalità, le spighe il raccolto futuro.
L'agrifoglio, il vischio e l'edera decorano le case all'esterno e all'interno e sono un invito agli Spiriti della Natura di unirsi alla celebrazione.
Un ramoscello di agrifoglio và tenuto vicino alla porta per tutto l'anno. Un simbolo solstiziale è il Vischio, pianta sacra per i DRUIDI che veniva recisa dall'albero su cui nasceva seguendo di una solenne cerimonia. La raccolta del vischio avveniva specialmente in due momenti particolari dell'anno: a Samhain e nel Giorno di San Giovanni. Il Vischio era considerato la panacea per tutti i mali.
Essa e' una pianta parassita che affonda le sue radici nell'altrui forza, non tocca terra e veniva considerata una emanazione divina.
Gli antichi, che la chiamavano anche "scopa del fulmine", pensavano che nascesse quando la folgore colpiva un albero.
Per rispetto a questa sua natura divina i DRUIDI lo tagliavano usando rispettosamente un falcetto d'oro.


La Strina (tipico canto calabrese caratteristico dei giorni che vanno da Natale, o dall’8 Dicembre, al 6 Gennaio) di Tiriolo (Catanzaro):

Sugnu venutu all'uottu de Natale la notte chi nesciu nuostru Signure. Sugnu venutu mu mi fai la strina, fammi la strina cchi mi suoli fare. Nunn'è vrigogna ca ciercu la strina ca la strina la cercau nuestru Signure. La strina si fa tri vote l'annu u vattimu, Natale e Capudannu. Fammi la strina e falla de dinari pozza mu hai nu figghiolu Cardinale. Fammi la strina e falla de prusutti si nunn'hai nu curtieddru scoccamilli tutti. Fammi la strina e falla de tornisi pozza mu hai nu figghiu gran marchise. Tantu potiti fare bone feste quantu a Paliermu c'e su porte e furneste. Tantu potiti fare de lu miegghiu vinu quant'acqua curre Coraci pendinu. Tantu potiti fare bonu ranu quantu 'nde strude Cutru e Catanzaru. Tantu potiti fare de la sita quantu 'nde strude Napuli e Gaita. Tantu potiti fare buoni jorni quantu cc'è su ceramidi a sti cuntuorni. Pue vene marzu e passanu l'acieddri Dio benedice 'sti figghiuoli beddri. Pue vene marzu e passanu li grue benedicimu le vacche ccu lu vue. A chista porta ccè sbatte la luna Dio mu ccè manda na bona fortuna A chista porta cc'è 'mpenduta na rita prima de l'annu mu trase na zzita. A chista porta cc'è 'mpendutu nu spitu Prima de l'annu mu trase nu zitu. A Micuzzu lu dassaru stare cumu patrune ha de comandare. A Francischina la dassaru stare cumu patruna ha de cumandare. Viju na luciceddra vascia vascia, chistu è Totuzzu chi apera 'a cascia. A na manu tena la lumera all'atra 'na cannistra china. Santa Nicola faccila affhiare la chiaviceddra de li mustazzola. Io nun vi ciercu, no, cientu ducati sulu la porta pemmu m'aperiti. Canta lu gaddru e scuotula le pinne dunamu 'a bona notte e jamuninde. De stu grubbu nesce na gatta jamuninde ca la stina è fatta.


Fonti: Mauro D’Angelo, Lilith la Dea Nera; Bethelux; Fonti locali di Calabria.