domenica 26 luglio 2009

ritorno alla montagna: "Ora noi contiamo di tornare a ricavare dalla terra cibo buono, risorse e soddisfazioni"

ritorno alla montagna.
CARLO PETRINI
DOMENICA, 26 LUGLIO 2009 la repubblica - Torino

A lanciare l´idea è stato Giovanni Enzio Attorno a lui ha radunato un gruppo di uomini e donne che alla carriera hanno preferito un ritorno alla montagna

"Ora noi contiamo di tornare a ricavare dalla terra cibo buono, risorse e soddisfazioni"

Norma, la custode dell´ecomuseo: "Il progresso ha cancellato l´antico stile di vita"

Primo maggio 1965: inaugurazione della funivia di Punta Indren ad Alagna. Inizia per quelle vallate lo sviluppo economico legato allo sci come sport di massa e finisce l´epoca del turismo alpinistico ed escursionista sul Monte Rosa. Finisce in quegli anni anche la civiltà rurale legata ai Walser, popolazione germanica presente in diverse zone di Italia, Svizzera, Liechtenstein e Austria. Oggi per trovarne memoria bisogna andare al Walser Museum di Pedemonte, salire la scala di legno di una caratteristica casa e parlare con la custode e guida Norma Tescio. Lei i Walser li ha scoperti dopo essersi trasferita lì da Milano, frequentando il museo e osservando ogni giorno intorno a sé: «In un ambiente di montagna, secoli fa, hanno creato un sistema sostenibile di sfruttamento e riproduzione delle risorse che li faceva vivere dignitosamente. Il territorio faticoso, il clima ostile, con l´inverno che dura più di sei mesi, hanno condizionato il modo di coltivare, l´allevamento, le costruzioni, e anche il sistema sociale, in cui era forte la componente collettiva». Segale, poco grano sui terreni più esposti, il pane cotto due volte l´anno per tutti nei grandi forni di borgata e conservato su rastrelliere, i cereali custoditi nelle madie, la carne sotto sale, il lardo, gli insaccati, le uova messi da parte nella sticker, la dispensa. E poi anche orzo e panìco, il fieno che avvolgeva tutta la casa, le bestie al piano terreno, in stretta vicinanza con l´uomo, per trasmettergli calore prezioso... e latte, formaggio, ricotta, burro. Avevano miele e frutta selvatica dei boschi. Niente andava sprecato. Tutto aveva un senso e un´utilità, nel circolo chiuso di quell´economia di sussistenza, faticosa ma non misera o infelice.
«Oggi questa cultura non esiste più» dice Norma. «Dagli anni ‘50 in poi, con il "progresso" cittadino che dalla pianura saliva a portare soldi e benessere, tutto quello che rappresentava il vecchio modo di vita ispirava un senso di vergogna e veniva trascurato, trasformato e venduto. Si è abbandonata la terra per lavorare nell´edilizia, nell´artigianato, nel commercio, nella ristorazione, negli alberghi…».
Lentamente anche il paesaggio si è trasformato, inselvatichito e cementificato. Giovanni Enzio, che ha sangue Walser nelle vene (il suo cognome non italianizzato era Heinz) ha deciso di provare a fare qualcosa. «L´agricoltore merita maggiore attenzione perché è il giardiniere del territorio, va sostenuto, incentivato. Deve far fronte a mesi di ozio forzato d´inverno ed è logico che si dedichi anche ad altre attività. Ma chi coltiva lo fa per passione». E di sicuro lui la passione ce l´ha nel Dna: ai promettenti esordi di carriera a Milano, ha capito che in città non avrebbe mai potuto coltivare l´orto come era abituato a fare fin da piccolo, con i genitori e i suoi dieci fratelli. Così è tornato, e ora vorrebbe che altri ricominciassero a curarle, quelle montagne. All´Orto delle Piane (1400 metri slm) lavora con una piccola fresa a motore. Fa ortaggi, frutta, miele e confetture. Ha raccolto intorno a sé un piccolo gruppo di persone che ci credono, e condividono la stessa passione. Il fratello Pietro si dedica alle patate. Il nipote Luca Cucchi impasta e cuoce un fragrante pane di segale, sperando di poterne fare una piccola attività commerciale. Maia Beltrame, giornalista milanese, si è trasferita a Rassa (Alta Val Sesia), e tra capre e cavalli progetta un orto didattico e una coltivazione di erbe aromatiche. Norma, la custode del museo, raccoglie e trasforma in marmellate more, lamponi, mirtilli, rabarbaro. Sono ancora però in gran parte progetti, tentativi.
Chi invece vive dei suoi prodotti è Vittorino Muretto, allevatore, pastore, casaro. Un ritorno totale alla terra il suo. Abbandonato definitivamente il bar, oggi riesce a mantenere la famiglia con una trentina di vacche, vendendo il formaggio e il latte crudo presso un piccolo punto vendita ad Alagna. Anche gli ortaggi di Giovanni si trovano in piazza ad Alagna, d´estate. Un banchetto che è un inno alla bellezza, ottenuta con fatica enorme rispetto alle coltivazioni meccanizzate di pianura. E sapori concentrati, assenza di chimica.
Il piccolo gruppo di contadini Walser è diventato una comunità di Terra Madre, parteciperà a Cheese 2009, lavora per creare un ecomuseo sul territorio, vorrebbe tornare a ricavare dalla terra cibo buono, soddisfazioni, risorse. Meritano attenzione, meriterebbero aiuto: lavorano per sé ma anche per il paesaggio, per la memoria, per il futuro di quelle valli, dove il turismo non può essere solo piste da sci e seconde case.

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