venerdì 5 febbraio 2010

CARNEVALE NON SIA DIVIETO

Il Sole 24 Ore, 14/02/1988
In questi pazzi pazzi pazzi giorni dell' anno proviamo a toglierci almeno per una sera la solita maschera
CARNEVALE NON SIA DIVIETO
Dai saturnali degli antichi romani ai cortei di oggi, la festa e' la
parodia di ogni dramma umano, che permette a ciascuno di perdere la
testa (ma senza rischiarla) perche tutti l' hanno gia' perduta
Umberto Galimberti

Carnevale, parodia della trasgressione, per chi ancora non sa che non c' e' trasgressione che possa infrangere il testo della legge perche' , come gesto che riguarda il limite, il tratto che la trasgressione incrocia e spezza si ricompone alle sue spalle come un' onda di poca memoria dietro lo scafo di un' imbarcazione che l' ha solcata. La trasgressione e' la glorificazione del limite. La solennita' del comandamento , seguito dalla benedizione degli eserciti, non e' tanto una contraddizione, quanto la prova che la trasgressione del divieto non e' meno soggetta a regole di quanto non lo sia il divieto stesso. Gli animali che ignorano i divieti, nei loro scontri non hanno mai conosciuto la guerra, quell' impresa organizzata che con la sua frequenza e la sua regolarita' storica non infirma l' intangibilita' del divieto, ma lo ribadisce, un' esplosione una precedente compressione che, lungi dall' impedire l' esplosione, le infonde energia. La trasgressione non e' dunque la celebrazione della liberta' il suo andamento non e' licenzioso, osceno, violento, ma ritmico come un passo di danza dove a ogni ritrarsi corrisponde un balzo in avanti, in quel gioco rituale tra sacro e profano, dove a essere non e' il sacro, che e' piuttosto il mondo della festa dei sovrani e degli de' i, ma il pro-fano dove, fuori dal tempio (fanum), si svolge la vita di ogni giorno, scandita dalle regole del lavoro e da quei divieti che la festa infrange consumando, in una prodigalita' che ignora ogni misura, i beni raccolti nei giorni . Sacra e' la legge impartita dai sovrani e dagli de' i che, proprio perche' la emanano, ne sono al di fuori, e quindi abitano la trasgressione. Ai sovrani e agli de' i tutto e' lecito, e di questa liceita' partecipano i sudditi e i fedeli quando si celebrano le feste dei sovrani e degli de' i. La festa non sospende i divieti, ma permette che si compiano atti di regola vietati. Introducendo in questo modo la trasgressione, la festa ribadisce il divieto. Per questo le religioni, dove massimamente si raccolgono i divieti, introducono le feste , e nelle feste ordinano le trasgressioni. Offrendo un' esca al godimento se ne assicurano il servizio, per cui la festa diventa paradossalmente il principio della rinuncia. Inoltre, concedere la festa e mostrare di poterla concedere e' il modo piu' sicuro con cui un potere o una religione possono rafforzare la garanzia del futuro anticipando in piccola misura il godimento, dimostrano di possederne il segreto e di essere pronti a ripartirne il beneficio. Alla fine cio' di cui i sudditi o i fedeli inconsapevolmente godono non e' della trasgressione festiva, ma del privilegio, del prestigio e dell' autorita' di coloro che in particolari momenti possono sospendere la legge e concedere la trasgressione. Oltrepassandoli, la trasgressione ribadisce i margini del discorso, dal di fuori lo fa funzionare meglio col dispendio senza limiti, con la prodigalita' incontrollata, la festa, investendo le riserve, inaugura un altro ciclo di produzione, sospende provvisoriamente il sacrificio e la rinuncia per riaffermarli nella loro radicalita' . Per questo il discorso festivo non corre alcun rischio. La parodia delle istituzioni che si celebra nella festa, dai Saturnali degli antichi romani ai Carnevali delle nostre societa' , la negazione di ogni gerarchia e il rovesciamento in commedia di ogni dramma umano avviene sotto una maschera che consente a ciascuno di non mettere a repentaglio la propria testa, perche' tanto, nel concetto comune, tutti, nel giorno di festa, l' hanno gia' perduta. Il rischio e' iscritto in quel calcolo che prevede che ogni godimento si paga, e non solo con la fatica necessaria per ottenerlo, ma anche col senso di colpa inevitabile per espiarlo. Non c' e' pedagogia che non si avvalga di questa versione della festa e del godimento, o di questa con-versione della trasgressione nella legge, con la forma negativa di un codice gia' dato o con la fondazione di un codice nuovo. Come violazione dei divieti secondo regole previste dai riti e dai costumi, la trasgressione non ha nulla di scandaloso o di sovversivo, non conosce la potenza del negativo, non scivola nel no della distruzione, non dissolve il mondo, ma gioca con i suoi fondamenti e con le sue regole in quell' ambivalenza di repulsione e di attrazione che percorre ogni limite. Non essendo una negazione generalizzata, ne' un' affermazione che afferma qualcosa, la trasgressione percorre ogni evento non per negare esistenze e valori, ma per condurre ogni esistenza e ogni valore nei propri limiti. Tras-gredire e' : , oltre la fascinazione, oltre il desiderio, fino a raggiungere quel cuore vuoto dove si compie la decisione ontologica, dove l' essere raggiunge il suo limite e dove il limite definisce l' essere. Il limite non e' mai rigido, ma e' sempre conteso tra il divieto e la trasgressione che non lottano tra loro, ma insieme insistono su quel territorio ambivalente dove attrazione e repulsione modificano di volta in volta la rappresentazione che risulta sempre ambigua e incerta. Il campo di questa rappresentazione e' il corpo, in quel suo limite ontologico segnato dalla nascita e dalla morte, due episodi violenti intorno a cui si raccolgono divieti e trasgressioni. Si nasce da una vicenda sessuale che e' violazione di due corpi, momentanea dissoluzione della loro identita' , a vantaggio di quell' identita' nuova che, inconsapevole, vedra' la luce. Si muore per una violenza in agguato in ogni momento della vita, una violenza che sopraggiunge come dissoluzione definitiva. Per questo i primi divieti che l' umanita' ha conosciuto riguardano la morte e la funzione sessuale. Il primo divieto protegge il cadavere dal desiderio degli altri di cibarsene, il secondo la donna dalle mani di colui che l' assale. Ma dove e' divieto, li' e' anche trasgressione. Posti a difesa della natura umana, i divieti, oltre a separare l' uomo dall' animale che non li osserva, circoscrivono il territorio non umano della trasgressione, che e' poi il territorio del sacro e del sacri-ficio. Per questo gli animali che non conoscono divieti assumevano agli occhi dei primitivi il carattere del sacro e venivano sacri-ficati. La vittima era sacra per il solo fatto di essere animale, per il solo fatto di essere al di fuori delle regole del divieto, aperto alla violenza che presiede il mondo della morte e della sessualita' selvaggia. Lo spirito della trasgressione e' lo spirito del dio animale che muore, e morendo rafforza l' ordine dei divieti che proteggono l' umanita' , impedendo la realizzazione di quei desideri che, da allora in poi, saranno detti e . 0 Attraverso l' ebbrezza di questa visione, che senza accorgersene e forse senza neppure saperlo reintroduce il male come essenza del piacere, passa la rifondazione del discorso giuridico che la trasgressione sacra dei primitivi sospendeva, e l' odierna profanazione del sacro ripropone. Non possiamo tornare alle orge di Dioniso, ne' alle prostitute sacre che attendevano lo straniero nel tempio. Ora che il tempio e' chiuso e non ci sono piu' A' uguri che col liuto delimitano lo spazio del sacro, la tras-gressione non ha piu' un verso cui andare tutto lo spazio e' profano e l' esercizio della trasgressione puo' al massimo violare codici, ma non incontrare demoni e de' i. Se il laicismo, dopo aver celebrato i funerali della religione, si rendesse conto che sui sentieri razionali da esso inaugurati non si incontra piu' un giorno festivo dove poter celebrare il sussulto dell' uomo davanti al sacro, al sessuale e al divino, se si rendesse conto che sotto il segno della ragione sono state livellate le nostre passioni, per cui la preghiera e' divenuta frasario, la tensione nevrosi, la sessualita' igiene, il piacere relax, il dolore e la morte silenzi muti che affondano nell' opaco ciclo della natura, se di tutto questo ci si rendesse conto dovremmo incominciare a pensare se alle volte, nel segno della religione, non fosse custodita, oltre alla parola di Dio, una riserva d' umanita' che va irrimedialmente perduta nel trionfo di quelle che siamo soliti chiamare , senza eccessi e senza abusi, semplici andirivieni intorno al limite che la legge della ragione traccia per tutti in quella trattazione omogenea dell' uomo dove ciascuno, sempre piu' accuratamente, deve nascondere il suo nome, e tutto cio' che nel nome e' custodito e scritto come assolutamente suo. Carnevale, gioco dei volti, dove per un giorno ci e' concesso di dimettere la maschera che ogni giorno indossiamo per la nostra quotidiana rappresentazione sociale.

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