domenica 4 maggio 2008

Tra lingue d´asfalto e siccità così resiste l´ultima transumanza

Tra lingue d´asfalto e siccità così resiste l´ultima transumanza
JENNER MELETTI
LUNEDÌ, 28 MAGGIO 2007, La Repubblica

Tre giorni di viaggio per portare 170 mucche a pascolare al fresco. Cercando i percorsi degli antichi "tratturi"

Dalla Puglia al Molise: "Migriamo, come le rondini"

PONTE civitate (foggia) - Sono agitate, le vacche, all´ombra della chiesa della Celeste Regina Maria Santissima del ponte. Anche gli uomini sono preoccupati. In piedi, come i loro cavalli, mangiano lasagne e pampanella, la carne di maiale cotta al forno con manciate di peperoncino. La caporala Castellana, la vacca anziana che guiderà la mandria, sa già che deve partire, perché le hanno messo al collo il campanaccio. Corre sotto gli alberi, guarda i campi, torna nel branco. Sembra cercare, nella sua memoria, la strada da seguire. Dietro di lei le altre anziane, con campanacci appena più piccoli. Poi le mucche e i vitelli che saranno la truppa di questo esercito di 170 animali che, fra pochi minuti, comincerà la transumanza. E´ l´unica rimasta in queste terre dove un tempo migliaia e migliaia di pecore e vacche partivano per andare al caldo prima dell´inverno e tornare in montagna quando il sole bruciava gli altopiani pugliesi. «Se metti i campanacci il giorno prima, le vacche spaccano il recinto e partono da sole».
Strana terra, questa, dove - come dice zi´ Nicola Colantuono, 71 anni, il più anziano dell´ultima famiglia transumante - «le mucche sono come le rondini, debbono migrare». Strana terra perché anche gli uomini e le donne che organizzano questo viaggio di tre giorni spaccandosi la schiena sui cavalli, potrebbero usare i camion e trasferire le bestie in tre ore. «Forse anche noi - dicono Carmelina, Felice, Antonio, Nunzio, Franco e zi´ Giuseppe, tutti Colantuono - come le nostre vacche abbiamo la tranzumanza nel Dna. Migrare è una cosa naturale. D´inverno noi e le nostre bestie stiamo bene in Puglia, e in estate viviamo al fresco delle montagne di Acquevive di Frosolone, in Molise. Le nostre vacche non hanno stalla: vivono all´aperto». Sono belle. Razza "podolica", portata qui dai Longobardi. Il viaggio non le spaventa. "Sanno" che dopo tre giorni troveranno gli altri pascoli, con l´erba e i fiori da mangiare.
Un fischio, tante grida, i cavalli spaventati dalle mucche che ancora non hanno infilato la strada giusta. Poi la caporala si mette in testa e le altre seguono il suono del suo campanaccio.
Non si faceva da cinque anni, la transumanza. Proibizioni e divieti delle autorità sanitarie, per evitare la diffusione della malattia ovina chiamata "lingua blu". Ma quest´anno i Colantuono hanno vinto la burocrazia e riportano le mucche sui tratturi aperti già dai Sanniti e tutelati dai Romani con una legge del 290 avanti Cristo. Salgono le colline, le mucche bianche. Scendono a bere al torrente Tona, poca acqua e molto fango. I tratturi erano le autostrade delle pecore e, dall´inizio del `900, delle vacche. Sulla carta esistono ancora (3.000 chilometri fra tratturi e tratturelli in Abruzzo, Molise, Puglia, Campania e Basilicata) e sarebbero tutelati da un decreto ministeriale del 1976 come "beni di notevole interesse per l´archeologia, la storia politica, militare, economica, sociale e culturale". Ma basta seguire le mucche dei Colantuono per incontrare ostacoli e sbarramenti. I tratturi, qui, sono arrivati prima delle case. I paesi sono nati attorno a queste autostrade degli animali, dove c´erano le chiese e i campi di sosta per bestie e pastori. Guardi la mappa e seguendo il tratturo ti trovi ad esempio nella strada principale di Santa Croce di Magliano. Passano qui, le vacche della mandria, davanti alla statua di padre Pio, poi si fermano in un piazzale accanto al cimitero. L´antico campo sosta è stato trasformato in parco comunale.
C´è una gerarchia precisa, nella transumanza. Prima si curano le vacche, poi i cavalli e infine gli umani. Carmelina Colantuono, per la prima cena, ha preparato anche la micisca, carne di pecora seccata al sole con finocchietto, rosmarino, aglio e pepe. Si fa "rinvenire" scaldandola accanto al fuoco. E´ il momento dei ricordi. Nonno Nicola portava una mandria di 500 vacche, e le conosceva una per una. Anche le mucche di oggi hanno un nome: Damigella, Pellegrina, Fronnanuova, Bellasposa. «La nostra famiglia ha iniziato la transumanza già nei primi del ‘900. Aveva due o tre mucche, e raccoglieva quelle degli altri contadini. Del resto, il primo transumante da Acquevive alla Puglia fu un pastore che aveva una sola mucca. Era il suo tesoro, la voleva trattare bene. Aveva anche un cane: era così piccolo che lo teneva nella bisaccia». Nella notte scopri che esiste una cultura che rispetta gli animali e vuole che siano felici. «Le nostre mucche, sempre libere di correre nei pascoli, ci danno solo 10 litri di latte al giorno, non i 40 o 50 di quelle chiuse nelle stalle del Nord. E, come dice zi´ Nicola, il latte non si vende. Serve ai vitelli, per crescere. Solo quello che avanza viene trasformato in caciocavallo. Saremmo ricchi, se piantassimo pomodori e granoturno nei nostri pascoli. Ma tradiremmo il nostro passato. Finirebbe anche la transumanza, che è un incontro con i paesi e con le persone. Il latte munto durante il viaggio viene regalato a chi viene a guardare le nostre vacche».
All´alba rimbombano sull´asfalto, nel corso principale di Santa Croce, gli zoccoli delle mucche che tornano al tratturo. Hanno sete, perchè l´ultima acqua l´hanno trovata nel torrente Tona. I tratturi sono quasi tutti coltivati ma gli animali hanno diritto di passaggio. E´ il secondo giorno di viaggio e le bestie, per la prima volta a memoria d´uomo, incontrano il dramma della siccità. Scese da una montagna, corrono verso il fiume Cigno e lo trovano asciutto Un´altra salita, un´altra discesa verso una sorgente che però è senz´acqua. «Questo inverno non è arrivata la neve e la falda si è abbassata». Le mucche possono morire se lasciate a lungo senza bere: quando trovano l´acqua, ne bevono troppa e crollano a terra. I Colantuono chiedono aiuto. «Siamo quelli della transumanza, abbiamo un´emergenza». I vigili del fuoco sarebbero pronti a intervenire, ma non hanno acqua potabile. La Protezione civile deve essere "allertata" dal Comune e il sindaco chiede una domanda scritta. Sono le 10 del mattino, le vacche sono esauste. Per fortuna un contadino mette a disposizione la sua acqua. La Protezione civile sarebbe arrivata alle 15.
Ultima notte di sosta prima a Castropignano. I tratturi portano verso il verde delle montagne. Ad Acquevive è già in forno la pasta per i cavalieri. Le mucche troveranno tutto ciò che serve nei pascoli. «Quando torno nel mio letto - dice Carmelina - per notti e notti sento ancora i campanacci della transumanza. Mi sembra una musica».

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