giovedì 15 novembre 2007

Luoghi e modi della propagazione delle tesidel monaco tedesco: osteria, predicatori, libri proibiti

IL GAZZETTINO
Luoghi e modi della propagazione delle tesidel monaco tedesco: osteria, predicatori, libri proibiti
15/04/2003
Nell'Agordino quando si parla di canòp il pensiero va subito alleminiere in modo generico, ovvero alla presenza di manodoperatedesca, de Alemania si legge nei documenti, che fu impiegataper lungo tempo nei siti minerari e fusori di Valle Imperina,Forno di Canale, Cencenighe, Taibon e Caprile. Su di loro si èormai scritto molto, ma rimaneva ancora un lato da scoprire enon propriamente legato alla loro attività professionale.Bisogna ricordare che nel sec. XVI i canòp venivano da Tirolo,Baviera, Sassonia, Svizzera e Boemia. Erano di solito uomininon sposati, di età giovane e frequentemente si sposavano condonne del luogo. Della loro integrazione si dubitava molto e larelazione della visita pastorale del vescovo Giovanni BattistaValier del 1583 ricordava che non "si può sapere se leggono libriproibiti". Eravamo in piena Controriforma ed i canòp erano vistinelle nostre vallate come coloro i quali insinuavano l'eresialuterana e andavano contrastati con la forza della dottrina e delrigore morale, elementi dei quali molti sacerdoti locali eranosempre meno dotati. Un vero pericolo per la chiesa locale, unincubo per gli ambienti curiali.Dell'argomento s'è occupato il canalino Loris Serafini conun'interessante tesi di laurea alla facoltà di lettere dell'Universitàdi Trento discussa con la prof.ssa Silvana Seidel Menchi. Il titolodella tesi è eloquente: "L'eresia in miniera. I minatori tedeschidell'Agordino e la diffusione della riforma protestante in Italia dal1545 al 1591". L'autore, dopo aver inquadrato la situazionereligiosa ed ecclesiastica nell'Agordino all'inizio del sec. XVI ed ilpanorama produttivo delle miniere, ha analizzato la presenza deicanòp e la loro influenza nel dialetto ladino-veneto, le cui traccesono ancor oggi evidenti in cognomi e taluni toponimi: Zaz Friz,Bulf, Chenet, Mottes, Ghebber, Zais, Tazzer, Andrich, Dell'Osbel,Gaz, Chierzi, Spat, Mattarel.Il corpo centrale della dissertazione di Serafini è costituitodall'ampio capitolo dedicato al problema dell'eresia protestanteed al rapporto con l'autorità costituita. L'autore si sofferma suiluoghi e sui modi della propagazione delle tesi considerateeretiche: l'osteria, i predicatori, i libri proibiti, i bellunesi ed ifeltrini propagatori delle idee luterane. Qui entrano in ballol'Inquisizione e le azioni poste in essere dalla chiesa locale percombattere la "peste lutherana", respingere il "contagio" epurificare le menti per il ritorno "nel grembo della santa madreChiesa". Il vescovo Campegio riordinò il tribunaledell'Inquisizione, chiamando il teologo fra Antonio Dal Covolo,poi il vescovo Giulio Contarini si avvalse del frate conventualeBonaventura Maresio. Nelle due pievi agordine, tra il 1545 ed il1591, furono celebrati dieci processi per eresia a mo' dideterrente.Finirono davanti ai giudici Paolo Savio di Agordo, il medicoAgostino Vanzo di Schio, qualche oste del luogo, tutti perinosservanza dell'astinenza. Colpe ben più gravi commiseGiovanni Paolo Andrich di Falcade che aveva osato parlarecontro "la messa et li officii divini". Nel 1591 il pievano di Canaledenunciò Bartolomeo Murer, muraro abitante al Forno, reo diaver detto che "quello che entra per la bocca non fa danno al'anima, ma quello che uscisce fuori". Loris Serafini riferisce poimolti particolari su altri processi, la cui conclusione si è persanelle more di documenti in parte reticenti o andati persi.L'appendice documentaria, comunque, rivela modi e forme diprocedere nelle indagini che fanno capire la dimensione delfenomeno.Un'ultima annotazione. Furono puniti ribelli e streghe: GiovanniFrancesco e Giovanni da Crostolino per aver macinato nel dì difesta, il farmacista Antonio Tognol per aver esercitato alladomenica, Maddalena di Bartolomeo della Balla da Sottoguda eDomenica Boninsegna da Selva di Cadore, messe alla berlinaper pratiche da sabba. Come Orsola da Cuore e Maria Luciani"Miota" da Petigogno, ma era già il 1607, ultimo strascico diun'"epidemia" anticattolica che scosse a fondo la chiesabellunese ed agordina in particolare.Dino Bridda

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