giovedì 15 novembre 2007

A Magione in scena "Segalavecchia"

IL MESSAGGERO
A Magione in scena "Segalavecchia"
29/03/2003
Dopo quasi venti anni di silenzio, quando anche quest'ultimatradizione dell'Umbria popolare sembrava definitivamentecancellata, il Teatro di Magione ripropone il "Segalavecchia",un'antichissima rappresentazione teatrale, con significati ritualie satirici, strettamente legata ad un mondo contadino che nonesiste più.Lo spettacolo, un tempo itinerante per la piazze dei paesi eaddirittura le aie di contadini, rimasto da secoli invariato nellastruttura nei personaggi e nei testi che si tramandano di padrein figlio, verrà rappresentato al Teatro Mengoni di Magione, dauno degli ultimi gruppi di attori ancora attivi: la «Compagnia delSegalavecchia di Magione».Lo spettacolo sarà presentato dall'antropologo Paolo Baronti,dell'Università di Perugia, e dalla dottoressa Paola Pagana checosì spiega il Segavecchia: «È un rituale tipico del mondoagricolo, che affonda le radici nel periodo pre-cristiano. Si trattadi rito propiziatorio, atto a favorire il rinnovamento dellavegetazione e del genere umano tramite la morte di ciò che èvecchio, per preparare la propria rinascita».«Protagonista è la "vecchia" che incarna i vari malanni dellastagione trascorsa - aggiunge Pagana - e la sua 'messa amorte' rappresenta il passaggio alla nuova stagione. Presentein varie parti d'Italia, il Segavecchia, che ora non conosce più ifasti di un tempo, era particolarmente sentito nella Toscanameridionale ed in Umbria».

1 commento:

Filius Lunae ha detto...

* Festa di ‘serrà a vècchie’ a Martina Franca. Una particolare attenzione merita la festa di ‘serrà a vècchie’ (segavecchia), che fino a qualche tempo fa sopravviveva come tradizione.
Anche in questo caso si tratta di una pupattola di statura normale: la vecchia era preparata dal padrone di casa che organizzava la festa, dentro all’imbottitura vi poneva delle leccornie quaresimali ed un filo lunghissimo a cui annodava degli oggetti che rappresentavano le budella. Mentre si ballava compariva il padrone di casa che iniziava a ballare con la vecchia come se fosse un’autentica persona, così la vecchia ballava con i giovani convenuti alla festa. Tutta questa messa in scena durava fino a quando la vecchia non veniva tagliata permettendo agli invitati di gustare fichi secchi, polpette, salsiccia e confetti ricci. Nella pancia della vecchia era nascosta una minuscola bambolina augurio di nozze per chi la trovava.
Nel cippo ritrovato nella Frazione Mastralessio di Anzano di Puglia compaiono incisi anche ECA e GRAA i quali rimandano alle origini culturali e semantiche del termine ‘seca vecchia’ o ‘sega vecchia’:
“Vi è poi il significato particolare di ECA GRAA (“Ecuba Vecchia”),che, chiarito sul piano biologico (ostruzione dell'utero con pellicola), ha riflessi anche sul piano culturale e folkloristico. Vi è dalle nostre parti una festa popolare detta “Seca-Vecchia” (o con altro nome analogo); è una festa di mezza quaresima comportante il rito della rottura d'una “ pignata” (il termine è connesso con la pigna del culto di Attis; ma vi è di mezzo anche la forma “mbigna”, che è il genitale femminile). Dunque “Sega-Vecchia” (che ricorda da vicino ‘V’ Eca Vecchia o ‘S’ ECa Graia) e la rottura della pignata alludono entrambe alla liberazione dell'utero ostruito; ma vi è di più; la quaresima (a Calitri personificata e festeggiata come “Quarantana”, una vecchia nero-vestita e ornata di sei penne nere e una bianca: gli stessi colori della gazza e della cicogna, simboli zoomorfi di Ecuba e Cassandra), la quaresima - dicevamo - ha inizio con l'imposizione delle ceneri; rito che era già degli antichi progenitori dardanii (di cenere si copre il capo Achille, per la morte di Patroclo, e di polvere si copre Priamo all'annuncio della morte del figlio Ettore, pianto poi da Ecuba come una Mater Dolorosa)”. (Da ‘Le pietre dimenticate ricordano’ di Erminio Paoletta)